Guida · 10 agosto 2026
5 casi d'uso per modernizzare la chiusura finanziaria
Introduzione
Assumi il controllo della chiusura, non limitarti a gestirla
Sei già sulla buona strada verso una chiusura finanziaria moderna: hai una solida base e gestisci i tuoi processi di chiusura e consolidamento con OneStream. Ti manca solo l’ultimo passo: passare dalla semplice gestione della chiusura al pieno controllo del processo.
Come? Gestendo in un unico ambiente le riconciliazioni dei conti, la corrispondenza delle transazioni e la gestione delle scritture contabili. Questo eBook, rivolto a controller, CFO, direttori della contabilità aziendale e a tutti coloro che si occupano di “trasformazione della funzione Finance”, spiega come fare.
Conosci fin troppo bene le criticità:
- Una richiesta di audit che dura settimane, invece di tre giorni
- Riconciliazioni arretrate che non riesci mai a smaltire
- Un processo di consolidamento troppo manuale, che a ogni chiusura richiede uno sforzo enorme per essere completato
- Rendicontazione finanziaria e libri giornale gestiti da una sola persona nei suoi fogli di calcolo, impossibili da interpretare per chiunque altro
- Un CdA che vuole una risposta a metà trimestre, peccato che il tuo ciclo di chiusura non sia in grado di fornirla
Di seguito trovi cinque casi d’uso da utilizzare nell’ordine più adatto alle tue esigenze, e non necessariamente nell’ordine in cui sono illustrati in una presentazione commerciale. Ognuno di essi presenta le criticità che emergono per prime, l’errore più comune commesso dai team, un esempio reale e i passi successivi da intraprendere.
Nessuno di questi casi d’uso presuppone che la tua chiusura finanziaria non funzioni perché il tuo team non è all’altezza. Non funziona perché il processo è stato creato sulla base del modo in cui il team ha sempre lavorato, oppure per un’azienda che era più piccola e meno complessa di quanto non sia oggi.
Nota: gli esempi riportati di seguito sono compositi o puramente illustrativi.
Lo scenario
La pressione a cui sei sottoposto
Ti trovi in una situazione in cui convergono quattro dinamiche, nessuna delle quali è nuova di per sé.
- I revisori esigono una documentazione tracciabile e accessibile su richiesta, non ricostruita a posteriori a partire dagli scambi di e-mail.
- L’organico non è cresciuto di pari passo con il numero delle entità. Ogni anno, gli stessi tre o quattro contabili devono gestire la chiusura di un numero sempre maggiore di entità, rispettando le stesse scadenze e assorbendo l’aumento del carico di lavoro con straordinari non retribuiti.
- Le piattaforme di Enterprise Resource Planning (ERP) registrano le transazioni, ma non applicano logiche di approvazione basate sul livello di rischio. Per questo, le aziende costituite da più entità continuano ad aggiungere soluzioni puntuali a un sistema che, in origine, non era stato progettato per governare i processi di approvazione.
- Il management richiede un reporting preliminare più rapido e il CdA pretende un consulto a metà trimestre: peccato che il processo di chiusura contabile non sia pronto per questo tipo di risposte.
Caso d’uso 1
Orchestrazione della chiusura e governance delle attività
La maggior parte degli strumenti di gestione della chiusura digitalizza la checklist senza modificare il processo né ciò che la checklist è in grado di dimostrare. Per fare un esempio: quando un’attività è contrassegnata come completata, significa che qualcuno ha fatto clic su un pulsante, non che un libro mastro secondario sia stato chiuso correttamente o nella sequenza prevista. Si tratta di una distinzione che può sembrare puramente teorica, finché un revisore non ti chiede come fai a dimostrare che la sequenza è stata rispettata. A quel punto, l’unica risposta onesta è: “Così ci è stato detto”.
Le criticità che emergono per prime: anziché essere gestita da un sistema, la sequenza delle attività resta affidata alla memoria e alle e-mail. Un addetto chiude il libro mastro secondario. Tuttavia, il team di consolidamento non riceve alcuna conferma dell’avvenuta chiusura prima di iniziare a estrarre i dati. Eventuali attività eseguite in modo scorretto emergono tardi, ovvero quando i dati consolidati non quadrano.
L’errore comune: invece di riprogettare le dipendenze alla base del processo, i team aggiungono una dashboard di stato allo stesso processo manuale. Certo, in questo modo risulta tutto più ordinato in uno screenshot, ma la dashboard non dice se il lavoro è stato svolto correttamente. Vendere la “visibilità” come un punto di forza non ha alcun senso se, prima di autorizzare le attività a valle, il sistema non verifica che il lavoro a monte sia stato completato. Diffida delle demo che si limitano a mostrare una checklist più ordinata senza spiegare come viene verificato che le attività a monte siano state effettivamente completate nel rispetto delle corrette dipendenze.
In più, aspettati una certa riluttanza da parte di colui o colei che oggi è l’unica persona ad avere in mente il calendario della chiusura. Non è che voglia a tutti costi accentrare il controllo su di sé. Molto semplicemente, per anni ha ovviato in silenzio alle criticità presenti nella sequenza delle attività. Un sistema che mette tali criticità sotto gli occhi di tutti può far sentire questa persona esposta, anziché essere percepito come un miglioramento.
Sei un candidato ideale per questo caso d’uso se:
- Le riunioni di aggiornamento sullo stato delle attività durante la chiusura richiedono più di un’ora al giorno
- Il tuo ultimo test “walkthrough” di conformità alla normativa SOX ha potuto dimostrare solo che le attività erano state portate a termine, non che erano state eseguite nella sequenza corretta
Esempio: il gruppo industriale con 14 entità
Un gruppo industriale costituito da 14 entità gestiva la chiusura finanziaria affidandosi alla checklist principale di un unico contabile senior, confrontata via e-mail con 40 checklist secondarie locali. Nella maggior parte dei trimestri, due entità aziendali iniziavano l’attività di consolidamento prima che fosse confermata la chiusura dei rispettivi libri mastri secondari; gli errori emergevano solo nel momento in cui i numeri non quadravano. Dopo aver trasferito le dipendenze in un flusso di lavoro che convalida automaticamente le chiusure dei libri mastri secondari, le escalation relative ad attività eseguite in maniera non sequenziale sono passate da 4–6 per trimestre a zero nell’arco di due cicli. In questo modo, il contabile che a ogni chiusura passava un giorno e mezzo a richiedere tutte le checklist ha potuto invece concentrarsi sull’analisi delle varianze.
Caso d’uso 2
Corrispondenza delle transazioni su larga scala
L’esposizione al rischio risiede nelle attività interaziendali, nei conti transitori e nelle riconciliazioni tra un sistema e l’altro. In altre parole, il rischio deriva da quei conti che nessuno automatizza per primi. Perché? Perché la logica di applicazione delle corrispondenze è più complessa da configurare rispetto a una semplice associazione uno-a-uno dei movimenti di cassa, come avviene nel caso di corrispondenze molti-a-molti, valute multiple e mappature tra diverse entità.
Le criticità che emergono per prime: le regole della corrispondenza sono contenute nel modello di foglio di calcolo di una sola persona e ogni mese vengono ricostruite a partire da una nuova esportazione di dati. Quando questa persona lascia il posto di lavoro, anche le regole se ne vanno con lei, e la qualità delle corrispondenze finisce per dipendere da chi se ne fa carico in quel periodo.
L’errore comune: i team automatizzano per primi i flussi di cassa perché rappresentano il risultato più facile da dimostrare, dopodiché considerano concluso il progetto. Le transazioni interaziendali e i conti transitori, ovvero le attività nelle quali si concentrano i volumi e i rischi maggiori, continuano invece a essere processi manuali, esattamente come prima. Se, in sede di presentazione commerciale, un fornitore di soluzioni di corrispondenza delle transazioni mostra soltanto la riconciliazione cassa-banca, chiedi direttamente come vengono gestite le corrispondenze molti-a-molti e le riconciliazioni multivaluta. E fallo prima di dare credito a qualsiasi altra cosa venga detta nella demo.
Aspettati una certa riluttanza non dichiarata da parte di chi ha creato il modello attuale di corrispondenza. Sostituirlo, infatti, significa ammettere che il processo manuale utilizzato per anni rappresentava anche il principale fattore di rischio. Ed è così nonostante tutto fosse fatto esattamente come previsto dal processo.
Sei un candidato ideale per questo caso d’uso se:
- La riconciliazione interaziendale è puntualmente l’ultima attività a essere portata a termine nel tuo calendario di chiusura
- Il volume delle transazioni ha superato, negli ultimi due o tre anni, la capacità del personale addetto alle riconciliazioni, senza che nessuno se ne fosse accorto fino a oggi
Esempio: l’azienda di distribuzione con 40.000 transazioni abbinate a mano
Un’azienda di distribuzione che gestiva circa 40.000 transazioni interaziendali al mese per nove entità eseguiva le corrispondenze manualmente con un modello VLOOKUP, ricreato ogni mese. Il lavoro di riconciliazione interaziendale terminava 3 o 4 giorni dopo rispetto a tutte le altre attività, il che, per ben due volte, ha reso necessaria la rettifica di dati già condivisi internamente. L’automazione delle regole ha ridotto la revisione manuale delle eccezioni da centinaia di voci per trimestre a meno di 30. Inoltre, le transazioni interaziendali sono passate dall’ultimo al secondo posto nel calendario della chiusura, prima del consolidamento.
Caso d’uso 3
Controllo delle scritture contabili
Dire “Utilizziamo un unico ERP, quindi non abbiamo bisogno di un livello di controllo delle scritture contabili” è l’errore più comune di questo elenco, e di solito è una frase che viene pronunciata con una certa sicurezza. Gli ERP contabilizzano le scritture, ma non gestiscono logiche di approvazione condizionale (ad esempio, due approvazioni per importi superiori a una determinata soglia), perché per farlo occorre un albero decisionale non previsto dal motore di registrazione contabile. Le aziende che decidono di inserire comunque questa logica nell’ERP finiscono per aggiungere un costoso modulo personalizzato oppure si rassegnano a registrare scritture corredate da una documentazione minima.
Le criticità che emergono per prime: la documentazione di supporto delle scritture contabili rimane dove l’ha salvata chi l’ha preparata: in un drive locale, in uno scambio di e-mail o, a volte, in luoghi dove non è proprio possibile recuperarla. L’ERP mostra un numero e una descrizione, ma non è in grado di spiegare perché quel numero sia corretto.
L’errore comune: i team tendono a centralizzare per prime le scritture semplici – accantonamenti standard, ammortamento dei riscontri attivi – ma poi si fermano lì. Le scritture che richiedono un maggiore livello di valutazione e nelle quali si concentra effettivamente l’esposizione agli audit (accantonamenti, rettifiche una tantum, contabilizzazione degli acquisti) continuano a non essere documentate, esattamente come prima.
Aspettati resistenza da parte dei preparatori, per i quali la documentazione aggiuntiva è un fattore di rallentamento anziché un elemento di maggiore sicurezza. Queste obiezioni, però, tendono a spegnersi alla prima occasione in cui qualcuno non è in grado di rispondere a una domanda dell’auditor su una scrittura di un periodo contabile precedente.
Questo caso d’uso dovrebbe avere la priorità se:
- Il tuo ultimo ciclo di audit ha prodotto più di una criticità legata alla documentazione giustificativa delle scritture contabili
- I preparatori lavorano su più di due o tre ERP e ciascuno mantiene la propria modalità di documentare le operazioni
Esempio: l’azienda sanitaria con 65 ore di audit
Un’azienda del settore sanitario, che utilizzava quattro ERP di società acquisite, approvava le scritture contabili via e-mail, allegando i documenti giustificativi sotto forma di PDF sparsi. Un auditor ha richiesto la documentazione giustificativa relativa a 22 voci distribuite su tre trimestri. Il team ha impiegato 65 ore, in ben 10 giorni, per recuperare tale documentazione. Come se non bastasse, non è stato possibile reperire la documentazione completa di due voci, incorrendo così in una carenza di controllo. Dopo aver centralizzato le fasi di preparazione, approvazione e documentazione grazie all’assegnazione automatica dei flussi basata sul livello di rischio, l’anno successivo è stato possibile giustificare l’intero campione di 30 scritture nel giro di 4 ore, e la carenza di controllo è stata colmata.
Caso d’uso 4
Modernizzazione delle riconciliazioni
Il vero vantaggio della riconciliazione automatizzata non sta nella velocità, ma piuttosto in ciò che l’automazione è in grado di prevenire. Evita infatti che due preparatori utilizzino versioni diverse delle fonti di dati (estrazioni diverse del bilancio di verifica, scadenze diverse), senza rendersene conto se non quando i numeri non quadrano nelle fasi successive del processo.
Le criticità che emergono per prime: chiedi a cinque preparatori da dove hanno preso i dati per la riconciliazione e avrai cinque risposte diverse sulla tempistica, nonostante utilizzino lo stesso sistema di origine. Nessuno si accorge della discrepanza fino al momento del consolidamento, quando ormai è troppo oneroso risalire alla causa del problema.
L’errore comune: i team automatizzano il modello con bilanci compilati automaticamente e presentati con un layout ordinato, senza però intervenire sulla tempistica di estrazione dei dati. Una riconciliazione visivamente più curata, ma basata su dati incoerenti, non riduce il rischio: non fa altro che nasconderlo meglio. In più, i preparatori sono restii ai sistemi che mettono in evidenza le scorciatoie utilizzate per anni, con arrotondamenti, rettifiche differite e piccoli scostamenti riportati silenziosamente da un periodo all’altro. Questa riluttanza è legata a un problema di dati, non di gestione del cambiamento.
Dai priorità a questo caso d’uso se:
- I tuoi tassi di autocertificazione sono bassi e le riconciliazioni arretrate aumentano da un periodo all’altro invece di diminuire
- Un conto ad alto rischio viene riconciliato da una sola persona, senza un supporto documentato
Esempio: il retailer con arretrati al quinto giorno
Un’azienda di retail costituita da più entità si trovava puntualmente cinque giorni dopo ogni chiusura con 35–50 riconciliazioni ancora aperte, concentrate tra attività interaziendali e passività maturate. I preparatori estraevano i dati del bilancio di verifica in momenti diversi, a causa di registrazioni tardive. Di conseguenza, le riconciliazioni si basavano su numeri che continuavano a cambiare fino al completamento della chiusura. Ricavando i dati per le riconciliazioni facendo riferimento a una determinata soglia temporale, nel giro di due trimestri è stato possibile ridurre a meno di dieci gli arretrati del quinto giorno post-consolidamento. Questa modalità di acquisizione dei dati ha inoltre permesso al team di recuperare circa 2 giorni per ciclo che, diversamente, passavano a ri-estrapolare i dati.
Caso d’uso 5
Modernizzazione del consolidamento
Raramente il consolidamento è la fase in cui emergono per prime le criticità. In realtà, nel consolidamento emergono tutti i problemi originatisi nelle riconciliazioni, nelle scritture contabili e nelle attività di corrispondenza. Perché? Perché è in questa fase che tutti i dati devono risultare coerenti a livello aziendale. Modernizzare il consolidamento prima di intervenire sui processi di base non risolve il problema. È solo un modo più rapido di individuare gli stessi errori, a un costo più elevato e con un’interfaccia più accattivante che li mette in evidenza.
Le criticità che emergono per prime: ogni rettifica effettuata dopo aver caricato i dati in un sistema di consolidamento separato deve essere ricaricata, stornata o corretta manualmente. A pochi giorni dalla scadenza per la rendicontazione, i team si ritrovano a validare, ricaricare, rivalidare e rettificare i dati in un ciclo continuo tra due sistemi che non comunicano fra loro.
L’errore comune: le aziende sostituiscono il motore di consolidamento, ma i processi sottostanti di riconciliazione, gestione dei libri giornale e corrispondenza delle transazioni rimangono manuali. Certo, il consolidamento si velocizza, ma continua a elaborare dati errati. Il ciclo delle correzioni viene semplicemente spostato su una piattaforma più costosa. Diffida delle proposte commerciali basate esclusivamente sulla velocità (“tempi di chiusura dimezzati”) se non sono in grado di spiegare in che modo la piattaforma acquisisce dati già validati dai sistemi a monte. È questa la funzionalità che conta, non solo la rapidità con cui il motore opera in modo isolato.
Solo quando i dati a monte (riconciliazioni, libri giornale, corrispondenze) sono ragionevolmente coerenti e provengono direttamente dal sistema è il momento giusto per modernizzare il processo di consolidamento. Se in sede di consolidamento continui a riscontrare errori nelle riconciliazioni, intervieni là dove è emerso il problema, e non nel processo a valle.
Esempio: il produttore globale che ha modernizzato prima le riconciliazioni
Un’azienda manifatturiera gestiva già tutti i processi in un unico ERP, pertanto la dirigenza dava per scontato che la frammentazione dei dati non costituisse un problema. Tuttavia, per dirla con le parole del controller, il processo di riconciliazione era “un Far West”. La documentazione giustificativa era sparsa tra laptop, un data lake, SharePoint e conversazioni su Teams, senza una tracciabilità coerente. Gli auditor erano quindi costretti a rivolgersi singolarmente alle varie persone per accertarsi dell’esistenza della documentazione.
Invece di fare un upgrade del processo di consolidamento, il team è intervenuto prima sui problemi di riconciliazione, ricostruendo i piani contabili e la struttura organizzativa in modo che, in un secondo momento, potessero supportare anche il consolidamento. Ora la riconciliazione è operativa ed è diventata il primo punto di riferimento per gli auditor. Le scritture contabili, che continuano a essere “un Far West”, rappresentano il prossimo elemento su cui intervenire, partendo dalle stesse basi.
IA
In cosa è utile l’IA (e in cosa no)
Molti leader Finance che valutano l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) per la chiusura finanziaria partono dal presupposto che questo significhi rinunciare alla revisione umana. La realtà, però, è diversa. Chiunque prometta un’automazione completa senza alcun controllo umano sta proponendo una soluzione che non supererebbe mai un audit. Non si tratta di una limitazione della tecnologia attuale. È piuttosto un requisito strutturale di ciò che è richiesto da un audit: una persona con nome e cognome che sia in grado di spiegare una decisione, non un modello che l’ha prodotta.
Il vero punto di forza dell’IA sta nel restringere il campo su cui concentrare l’attenzione. Oggi i team rivedono tutto perché non sanno dire quali elementi presentino effettivamente un rischio basso. Segnalando bilanci anomali, variazioni di segno, documentazione mancante e scostamenti fuori dai classici schemi, l’IA consente ai revisori di ignorare tutti quegli elementi che non richiedono un controllo più approfondito. Il che si traduce in un reale risparmio di tempo, che aumenta a ogni periodo contabile man mano che le segnalazioni dell’IA diventano più accurate.
Ai fornitori devi imporre un unico requisito: ogni segnalazione deve essere riconducibile ai dati e alla logica sottostante. Se un preparatore non sa spiegare a un auditor il motivo che ha portato alla segnalazione di un elemento, significa che lo strumento ha creato un nuovo problema invece di risolverne uno preesistente. Una risposta affidabile solo all’80% è inutile per chiunque debba firmare una certificazione. Non fa che spostare l’incertezza più a valle, su chi deve verificare come lavora il modello, vanificando di fatto la decisione di automatizzare la revisione.
Criticità
Perché i progetti di modernizzazione falliscono
Nessuno di questi cinque casi d’uso è privo di rischi. Questa sezione vuole presentare proprio gli scenari di fallimento che i fornitori tendono a trascurare nelle loro presentazioni. Il rischio effettivo dei progetti di modernizzazione emerge soprattutto nella discrepanza tra le promesse e il primo ciclo di chiusura effettivamente eseguito.
- Una volta che la soluzione è implementata, nessuno si assume la responsabilità delle regole di approvazione. C’è qualcuno che deve continuare a decidere chi può approvare cosa, sulla base di quale soglia e per quali entità; non basta configurare le regole al momento del lancio e poi lavarsene le mani. Se manca questa responsabilità continuativa, nel giro di due o tre trimestri i team tornano a soluzioni manuali, e in genere lo fanno in modo talmente poco evidente che nessuno se ne accorge fino all’audit successivo.
- L’adozione fallisce per un problema di fiducia, e non di formazione. Dopo che per anni hanno deciso in autonomia quale fosse il livello di approssimazione accettabile, difficilmente i preparatori accetteranno un sistema che mette in luce ogni singolo scostamento, a meno che la dirigenza non chiarisca che il vero obiettivo della modernizzazione è proprio la maggiore visibilità. Se il cambiamento viene presentato in modo sbagliato, anche involontariamente, le persone si adegueranno solo sulla carta, ma di fatto utilizzeranno soluzioni alternative.
- Con l’automazione, i dati di scarsa qualità approdano più rapidamente al processo di consolidamento. E non possono certo trasformarsi in dati di qualità. Prima di fissare la data di implementazione, esegui un controllo effettivo della qualità dei dati. Saltare questo passaggio e accorgersene a proprie spese nel primo ciclo operativo è il motivo più comune per cui un progetto pilota promettente dà risultati al di sotto delle aspettative.
- L’integrazione in ambienti con più ERP richiede più tempo di quanto previsto dal piano del progetto, in particolare per quanto riguarda la mappatura dei piani contabili e l’allineamento delle strutture delle entità. Le tempistiche devono essere definite in funzione del numero di sistemi ERP sorgente; non basarti quindi su un’unica stima complessiva che, facendo una media, finisce per nascondere la complessità.
- Le esecuzioni in parallelo vengono sacrificate per rispettare una scadenza. Utilizzare il vecchio e il nuovo sistema affiancati per almeno un ciclo completo (due per scritture contabili e consolidamento) permette di individuare gli errori di configurazione prima che impattino su un vero periodo di rendicontazione. Saltare questo passaggio è la causa più facilmente prevenibile delle rilavorazioni post-lancio, ed è quasi sempre la prima cosa a essere sacrificata quando le scadenze si fanno pressanti.
Il principale fattore di fallimento è affrontare troppi casi d’uso contemporaneamente e, soprattutto, modernizzare il consolidamento prima di aver raggiunto la stabilità dei dati che lo alimentano. I team che affrontano i casi d’uso in sequenza, partendo ogni volta da una base sempre più solida, ottengono sistematicamente risultati migliori rispetto a quelli che cercano di fare tutto in un unico programma. Il secondo fattore di fallimento più comune è scegliere la piattaforma prima di avere un quadro documentato dei punti in cui emergono le criticità del processo in uso. Così facendo, le aziende finiscono per acquistare una funzionalità di cui non avevano bisogno e continuano a non avere quella che serviva davvero.
Priorità
Un quadro di riferimento per definire l’ordine degli interventi: da dove iniziare
Fai coincidere il punto di partenza con l’ambito in cui si concentra davvero la criticità, e non con il caso d’uso più facile da giustificare internamente. La tabella sotto offre un primo criterio di valutazione. La maggior parte delle aziende si riconoscerà in più di una riga, ed è normale. Scegli la riga che a oggi ti costa di più.
| Se la tua azienda ha… | Inizia da… |
|---|---|
| Risultati negativi negli audit per via della documentazione giustificativa delle scritture contabili o delle evidenze delle approvazioni | Controllo delle scritture contabili |
| Riconciliazioni arretrate che aumentano da un periodo all’altro invece di diminuire | Modernizzazione delle riconciliazioni |
| Un volume di transazioni elevato, con corrispondenze concentrate nelle competenze informali di una o due persone | Corrispondenza delle transazioni |
| Attività spesso svolte senza rispettare la sequenza prevista e scoperte solo in una fase avanzata della chiusura (ad esempio, consolidamento che inizia prima che le entità siano pronte) | Orchestrazione della chiusura |
| Dati a monte relativamente stabili, ma con un processo di consolidamento che continua a dipendere dal modello di foglio di calcolo di una singola persona | Modernizzazione del consolidamento |
Poniti anche queste domande
- L’organico è sottodimensionato rispetto al numero di entità? Intervieni su ciò che sottrae più tempo al personale senior per attività a basso contenuto decisionale; in genere si tratta delle riconciliazioni e delle corrispondenze delle transazioni, non del consolidamento.
- La chiusura richiede troppo tempo a causa di rilavorazioni e ritardi nella sequenza delle attività, e non per via del volume di lavoro? Inizia con l’orchestrazione, che interverrà direttamente sulla causa del ritardo, invece di velocizzare un’attività che non costituisce il vero collo di bottiglia.
- ERP frammentati? Intervieni dapprima sulle scritture contabili e sulle riconciliazioni, e solo dopo sul consolidamento. L’affidabilità del consolidamento dipende da quella dei dati che lo alimentano, e un motore di consolidamento più veloce non può correggere dati a monte sui quali non ha alcun controllo.
- Audit recenti che hanno evidenziato criticità? Definisci la priorità in base a questi risultati. Un caso d’uso che consente di colmare una carenza di controllo ha la precedenza su uno che è più pratico da implementare, indipendentemente da quello che il tuo team preferirebbe affrontare per primo.
KPI
Verifica della maturità e KPI da monitorare
La maggior parte dei progetti di modernizzazione viene valutata sulla base della velocità; si tratta però di un criterio poco efficace per giustificare una voce di budget a distanza di un anno. Monitora, invece, i seguenti indicatori, indipendentemente dal punto di partenza:
- Tempo di reperimento della documentazione per l’audit: il tempo che intercorre tra la richiesta dell’auditor e la consegna di tutta la documentazione di supporto dovrebbe ridursi da giorni a ore.
- Riconciliazioni arretrate al quinto giorno post-chiusura: dovrebbero ridursi progressivamente e avvicinarsi allo zero; in caso contrario, c’è un problema di organico o di tempistiche, e l’automazione non può risolverlo.
- Tasso di eccezioni non riconciliate: quando rimane stabile o aumenta nel tempo, significa che le regole necessitano di una messa a punto, non che la corrispondenza in sé non funziona.
- Rettifiche a fine ciclo dopo il consolidamento: questo è il vero indicatore per capire se il consolidamento sta confermando i dati o continua ad apportare correzioni.
- Numero di singoli punti di vulnerabilità: il numero di processi critici che dipendono da una sola persona dovrebbe avvicinarsi allo zero.
Sintesi
Il punto chiave per chi gestisce i processi
Nessuno di questi cinque casi d’uso, da solo, genera l’intero valore, e nessuno è privo di rischi. Perché? Perché l’orchestrazione applicata a dati inaffidabili non fa altro che imporre una sequenza a processi di scarsa qualità. Perché un controllo delle scritture contabili che ignora le voci a elevato contenuto valutativo risolve solo gli aspetti più semplici, lasciando aperti quelli più onerosi. Perché modernizzare il consolidamento prima che i dati che lo alimentano abbiano raggiunto una certa stabilità non risolve il problema: lo sposta semplicemente su una piattaforma più veloce e più costosa.
I team che affrontano correttamente questo percorso non applicano tutti e cinque i casi d’uso contemporaneamente, né iniziano da quello più facile da far approvare internamente. Iniziano, invece, dalla criticità che causa l’impatto più misurabile (esiti degli audit, andamento degli arretrati, calcolo realistico del fabbisogno di organico). Dopodiché intervengono in modo da creare le condizioni per la fase successiva. Infine, fanno sì che ogni progetto di modernizzazione possa basarsi su una base più solida rispetto al precedente.
Questa sequenzialità degli interventi conta più di qualsiasi funzionalità della piattaforma. Anzi, la sequenzialità fa una differenza enorme. In che senso? Nel senso che ti permette di ottenere una modernizzazione che porta sempre più benefici nell’arco di tre anni, anziché generare un singolo trimestre positivo seguito da due anni di silenzioso e graduale ritorno ai fogli di calcolo.
Richiedi una demo → Sei pronto a modernizzare e ad avere il controllo sulla chiusura?FAQ
Domande frequenti
Quali sono i cinque casi d’uso per modernizzare la chiusura finanziaria?
Orchestrazione della chiusura e governance delle attività, corrispondenza delle transazioni su larga scala, controllo delle scritture contabili, modernizzazione delle riconciliazioni e modernizzazione del consolidamento. Possono essere implementati nell’ordine più adatto alla tua organizzazione – la decisione sulla sequenza conta più delle funzionalità.
Da quale caso d’uso dovresti iniziare?
Fai coincidere il punto di partenza con l’ambito in cui si concentra davvero la criticità: risultati negativi negli audit legati alla documentazione delle scritture contabili indicano il controllo delle scritture contabili; un arretrato di riconciliazioni in crescita indica la modernizzazione delle riconciliazioni; un volume di transazioni elevato concentrato nelle competenze informali di poche persone indica la corrispondenza delle transazioni; attività scoperte tardi perché svolte fuori sequenza indicano l’orchestrazione della chiusura. Gli audit recenti dovrebbero determinare l’ordine – un caso d’uso che colma una carenza di controllo ha la precedenza su uno solo più comodo da implementare.
Perché il consolidamento dovrebbe essere modernizzato per ultimo?
Raramente il consolidamento è la fase in cui emergono per prime le criticità – è qui che affiorano i problemi originati nelle riconciliazioni, nelle scritture contabili e nelle corrispondenze, perché è il primo punto in cui tutti i dati devono risultare coerenti. Modernizzarlo prima di intervenire sui processi che lo alimentano crea solo un modo più rapido di individuare gli stessi errori, a un costo più elevato. Genera il minor valore se realizzato per primo e il maggior valore se realizzato per ultimo.
Dove l’IA offre un reale valore nella chiusura?
L’IA restringe il campo su cui concentrare l’attenzione: segnala bilanci anomali, variazioni di segno, documentazione mancante e scostamenti fuori schema, così i revisori possono ignorare la maggior parte degli elementi che non richiedono un secondo controllo. Ogni segnalazione deve essere riconducibile ai dati e alla logica sottostante, e sei pronto per la revisione assistita dall’IA quando i dati di riconciliazioni, scritture contabili e corrispondenze sono sufficientemente centralizzati da addestrare modelli affidabili.
Cosa fa fallire i progetti di modernizzazione della chiusura?
Le criticità più comuni: nessuno si assume la responsabilità delle regole di approvazione dopo il go-live, l’adozione fallisce per un problema di fiducia più che di formazione, l’automazione fa arrivare i dati di scarsa qualità più rapidamente al consolidamento, l’integrazione multi-ERP richiede più tempo del previsto e le esecuzioni in parallelo vengono sacrificate per rispettare le scadenze. La causa principale in assoluto: affrontare troppi casi d’uso contemporaneamente.